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Cambiare l'Italia. Sì, ma come?

Cambiare l'Italia. Sì, ma come? - Daniele Bondi Writer

Negli ultimi dieci anni ho sentito sempre più spesso i politici di entrambi gli schieramenti usare l'espressione "Cambiare l'Italia". I primi ad usarla, se la memoria non mi inganna, sono stati gli esponenti dei partiti di centro-destra, segnatamente Berlusconi, Fini, Bossi. Ma nella tornata elettorale del 2006, gli sfruttatori di questo messaggio apparentemente vincente sono stati i leaders dei partiti di centro-sinistra, se non altro perché venivano da cinque anni di opposizione e dunque dovevano dar voce alla voglia di cambiamento della propria quota elettorale. E come darvi voce? Semplice: basta usare e reiterare l'uso di questa fatidica proposizione: "Cambiare l'Italia". Anche in occasione della costituzione del Partito Democratico con l'elezione a segretario di Walter Veltroni, domenica 14 ottobre, ho più volte risentito questa medesima litania. Francamente, comincio ad essere un po' stanco. E le ragioni sono due: a) la ripetizione all'infinito della medesima formula è snervante di per sè; b) "cambiare" è, a mio modo di vedere, un verbo troppo generico. Cambiare in quale direzione? Cambiare in che senso? Da elettore, vorrei proprio saperlo. Breve digressione che sembra non c'entrare col discorso ma che invece c'entra, eccome. Questa estate mi sono recato in Francia, Germania e Austria. Tre paesi che noi, esterofili fino al midollo, mitizziamo a più non posso. Ebbene, voi non ci crederete, ma ne sono rimasto molto deluso. A Parigi, che non vedevo da 18 anni, tutto è cambiato, ma in peggio! Nell'89 si mangiava benissimo in ogni ristorante nel quale ti capitava di mettere il naso mentre visitavi musei e monumenti. Oggi, per mangiare dignitosamente, devi infilarti in un ristorante italiano. Tutto il resto è stato trasformato in un trionfo generalizzato dell'industria turistica: tavolini minuscoli, pizze vomitevoli, camerieri indisponenti quand'anche non maleducati, apparecchiature poverissime. Parigi varrà pure una messa, ma non certo una cena! In Germania ho conosciuto un eminente studioso il quale mi ha strabiliato dicendomi che, se lui e sua moglie non fossero ormai un po' in là con gli anni, andrebbero ad abitare in Australia! Motivo? Cari esterofili sto per darvi una notizia: Angela Merkel! Il suo governo grava di troppe tasse i tedeschi, Schroeder è stato "sistemato" in una società a capitale misto, la corruzione dilaga nei lander. In Austria ho portato i miei figli in un "giardino delle fate" ricavato in una foresta meravigliosa. Peccato che non si capisse da dove iniziava il percorso e moltissimi turisti fossero ijn grave imbarazzo al riguardo! Anche le code nell'Autostrada che va da Villach a Salisburgo e l'impossibilità di trovare un parcheggio nella cittò di Mozart mi hanno lasciato di stucco.

Dunque, si diceva, "cambiare l'Italia". Beh, cari politici votati al cambiamento a tutti i costi: se non mi dite in che direzione volete effettuare questo benedetto cambiamento sappiate che io non resto per nulla affascinato dal vostro amatissimo slogan.  Se infatti dovete cambiare il modo di trattare i clienti nei ristoranti, aumentare ancora le tasse o la disorganizzazione nei luoghi turistici, vi prego di lasciare le cose come stanno. Perché, forse non lo sapete, ma in Italia ci sono alcuni aspetti che la rendono ancora oggi, nonostante l'immigrazione clandestina, la violenza negli stadi, la pedofilia, l'insicurezza crescente e la pressione fiscale al 43,1%, il più Bel Paese del mondo intero.

Daniele Bondi

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