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Giametta: «Le ragioni del cuore sono le ragioni della specie»

Giametta: «Le ragioni del cuore sono le ragioni della specie» - Daniele Bondi Writer


Il professore ha tenuto una lezione dei classici su "Il mondo come volontà e rappresentazione" di Arthur Schopenhauer

 

«È forse il libro più bello della storia della filosofia occidentale». Con questa ardita affermazione, il professor Sossio Giametta dà il via alla sua lezione dei classici sul capolavoro di Arthur Schopenhauer, ovvero “Il mondo come volontà e rappresentazione”. Questo arcinoto testo, fu pubblicato la prima volta nel 1818 e la seconda nel 1844, ampliato con supplementi di altissimo livello filosofico e in cui per la prima volta un filosofo prende di petto il delicato tema dell’amore sessuale. Preparando la strada non solo a Freud, ma anche a Darwin, Schopenhauer cerca di penetrare i segreti della “specie”: come le foglie sono molto simili fra loro, ma nessuna è identica all’altra e tutte insieme formano la chioma dell’albero, così gli individui si somigliano e insieme costituiscono la specie umana. Noi esseri umani siamo individui apparentemente liberi e autonomi, quasi non ci accorgiamo di essere legati gli uni agli altri e alla specie da continuità biologica, di essere parte di una grande famiglia naturale che ha una sua unitarietà. La specie è allora l’insieme di tutti i suoi membri con il loro patrimonio genetico (passato) e le loro potenzialità (future). La specie esiste solo negli individui (non la si può isolare in quanto tale) ed è deperibile come tutti i singoli organismi. Essa è dotata di una sorta di forza di gravità interna che agisce su tutti i suoi membri in modo necessario e questi ultimi vivono in essa bilanciando continuamente forze centripete e forze centrifughe che sono le tendenze coassiali della natura alla individuazione e alla collettivizzazione.

Appartengono alle forze centripete le madri che curano i propri figli, i filantropi, coloro che identificano il bene proprio col bene della specie; appartengono alle forze centrifughe gli egoisti, i criminali, coloro a cui sta a cuore soltanto il bene proprio e individuale.

La specie è un organismo strutturato gerarchicamente, ha elementi nobili e meno nobili, comprende numerosi dislivelli, non può mai essere statica, fissa, chiusa, ma sarà sempre una unità mobile che, con le sue forze centripete si evolve verso livelli superiori e con le sue forze centrifughe si involve verso livelli inferiori. Anche nell’ambito delle forze centripete vive un’energia di tipo egoistico che nutre il perseguimento di un interesse personale, ma solo a prezzo di uno sforzo, di un impegno, di uno slancio di generosità. E nell’amore sessuale è in atto una forza centripeta: c’è un desiderio individuale innegabile, ma questo è determinato dalla spinta alla riproduzione della specie. E allora gli esseri umani che amano non lo fanno per una decisione libera e autonoma, ma obbedendo agli impulsi della specie. Essi desiderano il possesso fisico del partner e in vista di ciò fanno follie, sacrifici, sforzi di ogni tipo, persino lotte e guerre. L’amor sessuale tiene occupata la metà dei nostri pensieri, rende confuse le menti più grandi, distrugge i rapporti più saldi e preziosi, la salute, i patrimoni e rende traditori gli individui più fedeli. Il fine che si cela dietro tutto questo trambusto è il più importante di tutti: assicurare la continuazione della specie. E allora le scelte degli innamorati non sono mai libere e razionalmente guidate: per ottenere il suo fine la natura ordisce un inganno facendoli “impazzire” (non a caso Freud parlerà di innamoramento come “malattia”), cioè facendogli credere che il possesso dell’amato darà felicità assoluta ed eterna. Ma la realtà è ben diversa: la passione soddisfatta finisce per spegnersi, l’estasi cede il passo alla tristezza, l’illusione alla delusione, l’ardore al disincanto. Ecco anche perché i matrimoni d’amore finiscono per essere i più infelici. Nell’uomo che ama, la volontà è centuplicata dalla volontà della specie: l’amore è l’argomento principale delle canzoni, dei drammi, delle tragedie, delle commedie, dei romanzi, dei film. L’uomo è allora lo “zimbello” di una forza che lo aliena da se stesso: la specie lo induce all’amore sessuale e per assicurarsi quest’ultimo egli cade nella trappola tragicomica della sua esistenza. Non a caso Cupido era forse il più crudele e capriccioso signore degli dèi e degli uomini. Quindi Schopenhauer ci mostra una visione austera della vita in cui il travaglio del divenire non ha sosta. In questa lotta siamo chiamati ad aprirci alla grande vita della specie e del mondo. E allora, in questa visione «Le ragioni del cuore» conclude Giametta «sono le ragioni della specie» e nulla più di questo.

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