Home » Gli Editoriali

Gli Editoriali


Bodei: «La democrazia deve promuovere la dignità e la libertà individuale»

Bodei: «La democrazia deve promuovere la dignità e la libertà individuale» - Daniele Bondi Writer

 

 

Per disquisire di “Splendore”, Remo Bodei decide di partire dall’idea di Bene espressa da Platone nella “Repubblica”, in particolare attraverso il noto Mito della Caverna, ove il massimo Bene possibile coincide col massimo di conoscenza. Nel dialogo, Socrate sostiene di non poter definire il Bene, se non attraverso l’analogia col sole. Se all’occhio umano è impossibile vedere senza la luce sensibile, così all’intelletto umano (nous) è impossibile conoscere senza una luce intelligibile (Bene) che permette la generazione e lo sviluppo delle idee. Nel riepilogare il mito della caverna, Bodei si sofferma sul fatto che lo schiavo liberato, una volta uscito dalla schiavitù e dal buio della caverna, viene abbagliato dal sole e non vede alcunché al punto che arriva a rimpiangere la visione delle cose sensibili e illusorie che vedeva nella caverna. Questo passaggio significa che la conoscenza è un processo di ricerca lungo e faticoso per il quale occorre prepararsi e vincere l’iniziale “abbaglio” di fronte al fulgore troppo intenso dell’impatto con la conoscenza (superficiale) per proseguire nello sforzo fino ad adattarsi alle idee illuminanti e comprenderle profondamente. A questo punto, lo schiavo vuole ridiscendere nella caverna per aiutare i compagni a comprendere che le loro conoscenze sono ridicole se paragonate alla conoscenza suprema (delle Idee e del Bene), ma sa anche che quel tentativo gli fa rischiare la derisione e persino l’uccisione in quanto non è l’essere giusto e sapiente che conta, ma il sembrare di esserlo. Eppure il filosofo deve ridiscendere nella caverna, in quanto egli non aspira alla gloria personale, ma a trasmettere la vita buona. Lo stesso Platone, nei suoi 3 tentativi siracusani, non cercò la gloria, ma il voler dimostrare anzitutto a se stesso, che egli non era capace di sole parole e che in generale il filosofo, se va al potere ci va senza desiderarlo per se stesso, ma come servizio per il bene sociale. A questo punto, il professore della University of California, avvia un discorso più ampio, al fine di allacciarsi al concetto e alla pratica della democrazia, uno spazio, questo, in cui oggi più che mai dovremmo cercare di trovare un compromesso fra la ricerca dell’assoluto e la relatività delle opinioni, fra l’oscurità della doxa e la solarità di chi cerca il “vero” (ivi comprese le religioni). Se da un lato le pratiche multi-culturali sono faticose e a volte vengono rifiutate, dall’altro lato abbiamo però sempre paura delle idee totalitarie e quindi la buona democrazia è quello spazio neutro in cui nessuno ha il potere di imporre con la violenza le proprie idee, ma chiunque può proporle, perché in questo spazio il valore pubblico è quello supremo. Platone dà quindi dignità alle opinioni in quell’esercizio filosofico puro che è la dialettica e che dovrebbe poter condurre alla verità. Rispondendo a una domanda, Bodei ricorda che la gloria ha tre gradazioni: al livello più alto sta la gloria di chi ricerca esclusivamente il bene sociale, al secondo livello la fama (anche quella negativa) e al terzo la celebrità (che deriva dal latino celeris, veloce, ad indicare una fama effimera) e infatti riguarda gente che non ha alcun merito (Paris Hilton). L’aspetto triste di oggi è che viviamo in una situazione di gloria riflessa (si piange per Lady D anche se non la si è conosciuta; a Memphis alcuni credono che E.Presley sia ancora vivo) il che indica un abbassamento delle forme di vita buona, ma almeno questi culti delle celebrità sono meno pericolosi dei culti della personalità introdotti dai totalitarismi. «Bisogna ridare alla politica e alla democrazia la loro dignità, anche perché senza politica la società si disfa. Certo, si tratta di cercare e promuovere un fulgore della buona politica che si affranchi dalla idolatria del premier di turno». La democrazia è sempre fragile, bisogna stare attenti perché si può sempre tornare indietro. Ma dobbiamo promuovere una democrazia etica, che riconosca e persegua, oltre alla sicurezza, anche e soprattutto la dignità e la libertà dell’individuo. 

Vegetti: «La razionalità vince solo se si allea con l'aggressività»

Vegetti: «La razionalità vince solo se si allea con l'aggressività» - Daniele Bondi Writer

 

Ha il dono della sintesi e della chiarezza, in quanto riesce a condensare in poco più di mezzora una spiegazione esaustiva e stimolante di quella parte della Repubblica di Platone che afferisce alla “gloria”. Parliamo ovviamente del professor Mario Vegetti, ordinario di Storia della Filosofia Antica presso l’Università di Pavia, il quale inizia la sua lectio magistralis ricapitolando la concezione dell’anima umana secondo l’immenso filosofo greco, un’anima in cui convivono e combattono per assicurarsi il dominio dell’individuo tre principi: a) il principio razionale (Logistikòn, l’uomo interiore, l’homunculus) che aspira alla giustizia e alla conoscenza, nonché a una vita intellettualmente e moralmente ricca e armoniosa; b) il principio irascibile o collerico-aggressivo (Thymoeidès, la nostra parte leonina, o natura selvaggia) che desidera vittoria, onore, gloria, prestigio sociale; c) il principio concupiscibile o di bramosia (Epithymetikòn, raffigurato da un mostro multicefalo) che desidera piaceri privati e smodati, individuali (cibo, vino, sesso), corporei, e quindi la ricchezza per soddisfarli. Sono desideri illimitati e mai soddisfacibili completamente. La tesi di Platone è incentrata sull’idea secondo cui la razionalità non è assolutamente in grado di dominare il terzo principio, a meno che non riesca ad allearsi al secondo e conseguire così un’armonia interiore che va ricercata per il bene dell’individuo e della società. Ogni nostro atto, decisione, azione, dipende dai rapporti di forza fra queste tre componenti della nostra anima. Se desidero ubriacarmi e la ragione mi dice di non farlo, il solo modo attraverso il quale la ragione può farcela è quello di allearsi con l’energia leonina, col secondo principio, il quale, mirando al prestigio sociale, darà alla ragione la forza per vincere la sua battaglia contro il terzo principio. Platone spiega questa circostanza anche attraverso la rappresentazione simbolica dell’auriga che rappresenta la ragione e guida un cocchio trainato da un cavallo bianco (il secondo principio) e da uno nero (il terzo). Quest’ultimo tenderà a trascinare fuori strada, verso i piaceri smodati, mentre l’auriga riuscirà a proseguire diritto verso la conoscenza e la virtù solo se riuscirà ad allearsi con il cavallo bianco e a guidarlo secondo, appunto, ragione. Il secondo principio non è una scoperta di Platone: Omero lo aveva ampiamente descritto attraverso l’ira e il furore vendicativo di Achille e anche Ippocrate aveva spiegato che la differenza di temperamento fra i persiani (poco coraggiosi, sottomessi al potere) e i greci (combattivi, selvatici, intelligenti) era dovuta a ragioni climatiche (più variabile in Grecia) e di regime (più dispotico in Persia). L’aspetto forse più interessante sta nell’estensione da individuale a politico-sociale che Platone fa dell’anima umana tripartita. Secondo il grande filosofo ateniese, le classi sociali della polis devono essere tre e riflettere la tripartizione dell’anima: al livello inferiore stanno artigiani e commercianti, le masse cioè più dominate dall’anima concupiscibile, le quali potranno perseguire i loro desideri ma entro limiti stabiliti dai governanti. Al livello mediano si collocano i guerrieri, cioè coloro che sono dominati dal desiderio di gloria e fama. Anche costoro dovranno perseguire i propri scopi ma accettare la guida della classe dominante, la classe cioè dei governanti-filosofi, di quei pochi che sanno farsi guidare dalla ragione e quindi dalla saggezza, dalla conoscenza e dal desiderio di giustizia. Anche a livello politico, dovrà stabilirsi un’alleanza fra i filosofi e i guerrieri: solo in questo modo i primi potranno governare secondo saggezza senza essere travolti dalle masse guidate dai loro istinti perché a protezione della Polis ci saranno i guerrieri ben guidati dai filosofi. L’educazione, e in particolare l’educazione dei guerrieri, riveste un’importanza cruciale nel modello platonico: senza di essa, si corre il rischio che la brama di prestigio sociale del secondo principio prenda il sopravvento e si arrivi a un sistema ultra-competitivo, di tutti contro tutti, e infine alla tirannide (oggi diremmo al golpe militare). Bisogna quindi educare la classe dei guerrieri orientandola verso la giustizia e l’armonia, ed educare anche la classe inferiore alle varie techné del lavoro manuale. Anche ai guerrieri va insegnata la musica, la letteratura, la filosofia, ma in una giusta dose: il loro desiderio di fama e di gloria va guidato, non annullato, sennò si perde l’apporto energetico del secondo principio e si crea un uomo scontento, rabbioso, bilioso, invidioso, lamentoso, socialmente inutile. Pertanto, a seconda di come viene orientato il secondo principio, si avrà un diverso destino sia per l’anima individuale che per la Polis e quindi lo Stato: se viene represso, si registra una caduta nel risentimento e in un odio spento in quanto viene annullata l’energia per creare un mondo migliore; se viene lasciato a se stesso, non educato, si cade nella competizione, nello scontro di tutti contro tutti, in una brama di gratificazione personale a qualsiasi costo che procura solo una gratificazione precaria ed effimera; se viene educato correttamente, cioè orientato verso fini utili, ne beneficeranno l’individuo e la società intera, con il primo che potrà dare il meglio di sé la seconda che, conseguentemente, registrerà un progresso politico e sociale.      

 

 

Galimberti: «Amore è essere posseduti dalla follia del divino»

Galimberti: «Amore è essere posseduti dalla follia del divino» - Daniele Bondi Writer

Grandiosa lectio magistralis del professore se condo cui, nella Grecità, il 2 viene prima dellì1 e quindi la relazione (e così la polis) prima del singolo.

Cacciari: «Nell'era della scienza c'è ancora spazio per una Philo-Sophia»

Cacciari: «Nell'era della scienza c'è ancora spazio per una Philo-Sophia» - Daniele Bondi Writer


Il filosofo veneziano ha introdotto il concetto di Ero-Sophia e strappato applausi a scena aperta

Giametta: «Le ragioni del cuore sono le ragioni della specie»

Giametta: «Le ragioni del cuore sono le ragioni della specie» - Daniele Bondi Writer


Il professore ha tenuto una lezione dei classici su "Il mondo come volontà e rappresentazione" di Arthur Schopenhauer

Daniele è anche su Facebook

Accesso alla pagina Facebook