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I costi della politica

I costi della politica - Daniele Bondi Writer

Dal movimento "Giusta Pensione" ho ricevuto questa mail che vorrei commentare con voi:

Ogni volta che si parla di elezioni, le formazioni concorrenti continuano a promettere la riduzione dei costi della politica: vorrei che smettessero, tanto non arriveranno a niente perché si tratta di un obiettivo profondamente contrastante con i propri interessi.  L’unica dichiarazione seria al riguardo sarebbe la sottoscrizione di un impegno a ridurre, certamente prima delle elezioni successive, il numero dei parlamentari da circa 1000 a 125.  “Perché mai proprio a 125” - chiederà qualcuno – “e  in forza di quale ragionamento?” Eccolo.  La popolazione degli Stati Uniti, che consta di circa 260 milioni di individui, è governata da un parlamento composto da circa 550 membri: a questo organismo vanno poi sommate le 52 strutture periferiche ciascuna delle quali a capo di uno Stato.

La struttura burocratica italiana presenta un modello ragionevolmente paragonabile, anzi probabilmente più complicato: infatti,  esiste lo Stato centrale, poi le 20 e passa Regioni, ma non ci facciamo mancare le Province, i Comuni e qualche altro inutile e costoso ente (vedi Comunità Montane).  Siccome gli italiani sono solo 60 milioni, quindi circa il 23% degli americani, il nostro Parlamento dovrebbe essere costituito dal 23% dei membri di quello americano: appunto 125, con la conseguente logica e drammatica riduzione dei sottosegretari, degli addetti, degli enti paralleli e così via.  A rintuzzare fin d’ora “i pianti e gli alti lai” che già mi sembra di udire, vorrei far presente che non esistono ragioni per un diverso orientamento: infatti,  l’estensione territoriale del Paese, essendo pari al 30% di quella degli Stati Uniti, non è tale da giustificare un diverso rapporto, e neppure può esserlo la salvaguardia delle diverse correnti di pensiero dei nostri rappresentanti.  Al riguardo, infatti, preso atto che gli americani sono un popolo dotato di un innato pragmatismo mentre noi soffriamo di una atavica predisposizione al cavillo leguleio, meno sono i parlamentari coinvolti nella discussione di un problema, prima lo risolvono e meno costano!  - Diogene

Anzitutto devo dire al caro Diogene che mi trovo d'accordo su molti degli aspetti da lui messi in luce. E' assolutamente impossibile che i nostri parlamentari si riducano stipendi e privilegi, dunque farebbero bene a non parlarne. Il bello è che, nel raffronto con gli altri Paesi europei, L'Italia è quello messo peggio in termini di debito pubblico e ciononostante è quello che assicura ai suoi parlamentari le rendite più elevate. Poi voglio sottolineare come l'analisi di Diogene sia erronea sotto il profilo della raccolta dati: gli USA hanno un popolazione di circa 300 milioni di abitanti (non di 260) e questo significa che i nostri 60 milioni ne costituiscono solo un quinto, ovvero il 20%, il che significa che noi, per rispettare le propoprzioni, dovremmo avere un numero di parlamentari pari a 110 (e invece ne abbiamo 1000!). Quindi, non solo li paghiamo di più, ma sono anche un esercito... Un esercito che, guarda caso, non riesce mai a mettersi d'accordo su nulla. Per quanto poi riguarda l'estensione territoriale, vedo su Wikipedia che quella degli USA si avvicina ai 10milioni di kmq, mentre quella dell'Italia supera di poco i 300.000 Kmq. Questo significa che la superficie del nostro Paese è circa il 3% di quella degli Stati Uniti (e non il 30% come erroneamente scrive Diogene). Se allora volessimo rispettare la proporzione di superficie, ecco che i nostri parlamentari dovrebbero essere tra i 16 e i 17!

In ogni caso, lasciando da parte le cifre e le proporzioni, è incontestabilmente vero che il nostro Paese, così ricco di Storia, di Cultura, di imprenditori dinamici e menti brillanti e creative, è retto da una classe di individui proiettati unicamente al soddisfacimento dei propri, costosissimi, interessi. Quanto sono lontane le idee di Platone e di Kant... Il gigante della filosofia antica, aveva proposto un modello politico di questo genere: chi governa non deve avere stipendio, non deve avere moglie, non deve avere patrimoni. Deve governare per l'onore che tale missione comporta e esultare del fatto che gli vengano dati solanto i mezzi più umili per il sostentamento. Inoltre i governanti devono aver superato un lungo periodo di addestramento e dunque essere esperti nell'amministrazione della cosa pubblica. Il fondatore del criticismo, invece, ricorda nella Critica della Ragion Pratica che l'atto morale è quello compiuto obbedendo a una sorta di imperativo categorico interiore soprasensibile, la cui carattaristica fondamentale è la mancanza totale di un interesse, un fine, un vantaggio privato.

Idee lontane, forse irrealizzabili. Di certo irrealizzabili se non si fa nulla per incoraggiare la coltivazione del sapere.

Buona riflessione!

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