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Mentre all'ONU si discute di grandi temi, in Italia va il teatrino politico

Mentre all'ONU si discute di grandi temi, in Italia va il teatrino politico - Daniele Bondi Writer
Nucleare e ripresa economica mondiale si raffrontano alla questione interna della casa di Montecarlo
Mentre all'ONU si parla di bombe nucleari e della costituzione dello Stato Palestinese, in Italia non si riesce neanche ad occuparsi dei problemi del Belpaese. Obama dichiara di tenere aperte le porte del dialogo nei confronti dell'Iran e Ahmadinejad sostiene che la bomba nucleare dovrebbe essere abolita. Nello stesso tempo, i nostri politici continuano a litigare e l'Italia si trova ora praticamente senza Governo, poiché tutti gli esponenti di quest'ultimo sono impegnati in risse continue aventi per oggetto appartamenti, cucine Scavolini e portaombrelli. Eppure da noi i problemi non mancano: la crisi economica è ben lungi dall'essere superata, la disoccupazione sale, il debito pubblico è spaventoso e stanno per andare al rinnovo ingenti quantitativi di Buoni del Tesoro. E poi la burocrazia e le tasse eccessive frenano lo sviluppo, i cantieri non partono e se partono non servono che a finanziare attività illecite. La sicurezza nelle nostre città è in calo, l'individualismo cresce e con questo il cinismo, il pessimismo e, sempre più spesso, la disperazione.
L'Italia è bloccata. Bloccata in un sistema partitocratico che è riuscito a conquistare tutti i gangli vitali della nostra società e che invece di aiutarla a svilupparsi la tiene immersa nell'ignoranza, distratta dai programmi TV-spazzatura, scoraggiata, trascinata verso la triste chimera dell'egoismo, dell'individualismo e del relativismo.
Ma la politica riflette perfettamente la società italiana stessa. Ogni singolo italiano è un individualista nato e non dedica pensieri alla società di cui fa parte, al suo senso di appartenenza a una comunità, al suo comunque inscindibile rapporto con la collettività che parla la sua stessa lingua. L'Italia è solo una somma di individui, ognuno dei quali pensa solo ed escluisivamente a se stesso, e non riesce ad essere una Nazione, una squadra, un team. E' troppo viscerale questa caratteristica dell'italianità perché possa essere estirpata. Temo ci vorranno secoli, forse millenni.
Ecco perché non deve destare meraviglia, stupore o sconcerto più di tanto se Fini e Berlusconi, fino all'altroieri e per quindici anni amici e alleati di ferro, litigano e si scagliano vituperi l'un contro l'altro ad ogni piè sospinto. La sceneggiata di questi ultimi mesi è identica a quella del governo Prodi e allora aveva ragione il vecchio professore emiliano quando diceva che alla fine la sua esperienza di governo sarebbe stata rivalutata. Sì, perché il buon Romano aveva una maggioranza risicatissima e composta da 7-8 partiti molto diversi fra loro. Mentre l'attuale maggioranza era fatta di soli 2 partiti (PDL e Lega) e godeva di un vantaggio di oltre 100 deputati. Se l'implosione del governo Prodi è stata vergognosa, beh, quella di questo governo Berlusconi è molto più grave e sconcertante. Tanto più se si pensa che nessun italiano ha ben chiaro, in questo momento, il motivo vero e profondo della crisi che sta attraversando il centro-destra.
Agli italiani mi sento di dire solo questo: siamo fatti così, ognuno di noi pensa solo al proprio orticello e della Patria non ce ne importa un fico secco (solo alla Nazionale di calcio riusciamo ad appassionarci tutti insieme). Dunque è inutile lamentarsi dei politici: loro sono come esattamente come noi, ci riflettono perfettamente. E non potremo assistere all'avvento di un Governo serio e responsabile finché non avremo il coraggio di fare una rivoluzione dal basso.

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