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Veltroni il nuovo, Berlusconi il vecchio

Veltroni il nuovo, Berlusconi il vecchio - Daniele Bondi Writer

Dopo la ridicola doppia conferenza-stampa di Berlusconi e Veltroni su RAI DUE di ieri sera (ridicola perché sfalsata in termini temporali e dunque falsata dal mancato faccia-a-faccia) emergono queste considerazioni:

a) Veltroni appare più convincente, più acculturato, più rilassato, più flessibile, più moderno, più giovane, più nuovo. Perché? Per il semplice motivo che usa un linguaggio nuovo, decisamente affrancato rispetto all'ultimo quindicennio, privo di attacchi spietati, accuse pesanti, scudisciate vecchio stile. Ma anche e soprattutto perché ogni giorno avanza una nuova proposta sempre molto concreta, misurabile, comprensibile ai più. Sul Corriere di oggi, il prof. Sartori accusa Veltroni di essere troppo buono, troppo soft. Da un esperto come lui, non mi aspettavo che gli sfuggisse il fatto che c'è molta più forza negli argomenti che non nelle grida.

b) Berlusconi appare meno preparato, più rigido e soprattutto tristemente ancorato al suo vecchio linguaggio, tutto incentrato sul solo linciaggio dell'avversario e molto raramente proiettato sui programmi. Mi ha dato davvero molta tristezza sentire il Cavaliere usare gli stessi argomenti che tutti gli italiani gli hanno sentito avanzare negli ultimi, declinanti, 15 anni. Un vero peccato, perché da uno come lui, abituato a rappresentare un elemento di novità nel panorama politico italiano, ci si aspettava qualche considerazione nuova, una maggior elasticità, un gesto inaspettato. Berlusconi appare ora prigioniero di se stesso, del suo vetero-anticomunismo, del suo antiquato e guerresco modo di delegittimare l'avversario. Parlando sempre e solo di brogli, di comunisti-mangia-bambini, di illiberalità della par-condicio, sta rendedosi ridicolo. Il suo vittimismo è a dir poco patetico: il terzo uomo più ricco d'Italia e di certo il più potente, colui che si paragonò a Napoleone e a Gesù Cristo, è il segnale più lampante di un'Italia che ha urgentissimo bisogno di voltare pagina, di creare una classe politica di cinquantenni, di avere una destra moderna, senza collusioni con affari leciti o illeciti che siano. A quando il timone della destra italiana a Fini? A quando un bel confronto fra Veltroni e il leader di Alleanza Nazionale? Speriamo presto. Anche perché vorremmo vedere anche a destra un partito democratico caratterizzato da un dibattito interno e da primarie per la scelta del candidato-premier. L'attuale PDL infatti è ancora tristemente viziato dal modello-azienda: è guidato da un padre-padrone di cui tutti gli altri non fanno altro che ripetere a pappagallo l'imbeccata quotidiana.

c) Berlusconi ha paura di fare un confronto televisivo con Veltroni per le ragioni suddette. Sa di avere ancora un vantaggio, anche se minimo, sul rivale, e soprattutto sa che in un dibattito con l'ex sindaco di Roma avrebbe soltanto da perdere. Ma che scarichi la responsabilità sulla par-condicio, francamente, mi sembra un po' ridicolo: con la stessa legge, due anni fa, si fecero due dibattiti fra Berlusconi e Prodi e con la stessa legge, fino a ieri, Casini e Bertinotti si sono affrontati diverse volte. Dunque, Cavaliere, niente scuse: dica pubblicamente che da un confronto avrebbe solo da perdere e dunque preferisce frequentare i più rassicuranti luoghi abitati solo dai suoi fans che la applaudono con sistematica prostrazione.

d) Nonostante quanto detto sopra, poiché sono certo che al Senato ci sarà un pareggio o pseudo-tale, auspico un governo di unità nazionale, anche presieduto da Berlusconi (ma che sia l'ultima volta) per fare le 7 riforme indispensabili (dimezzare il numero e le prebende dei parlamentari, una sola Camera che legiferi, un Premier con pieni poteri, una legge lettorale che garantisca governabilità di legislatura, un massimo di 3 legislature per i parlamentari e di due per il Premier, un federalismo fiscale vero e responsabilizzante, l'impossibilità per chiunque di creare in Parlamento gruppi diversi da quelli in cui si è stati eletti) e si ritorni al voto con candidati premier Fini e Veltroni (oltre agli altri che avessero il coraggio di tentare). Il tutto volto a tirare la volata ad un'Italia nuova, efficace, colta, leader mondiale dell'industria del turismo e retta da un classe politica quanto meno 'normale'.

 

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